Disconnessione, un diritto da precisare

Fra i molti problemi che la pandemia ha portato alla luce, il diritto alla disconnessione è fra quelli che impattano maggiormente sulla vita dei lavoratori, ma che non ha ancora trovato una definizione normativa precisa.

Fra i molti problemi che la pandemia ha portato alla luce, il diritto alla disconnessione è fra quelli che impattano maggiormente sulla vita dei lavoratori, ma che non ha ancora trovato una definizione normativa precisa. Se c’è accordo sulla sua definizione (una forma di tutela che consente al lavoratore di non dover essere sempre reperibile al di fuori dell’orario di lavoro, senza per questo avere conseguenze economiche o disciplinari), ancora non è stata trovata una forma di regolamentazione, che in Italia la legge sul Lavoro Agile del 2017 demanda a un accordo fra le parti per “definire tempi di riposo, nonché misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche”. Una situazione molto più semplice da gestire quando l’uscita fisica dall’ufficio determinava una cesura netta fra vita professionale e vita personale, ma i cui confini si sono fatti via via più labili con l’introduzione generalizzata dello smart working. Anche il Protocollo sul lavoro agile firmato lo scorso dicembre dalle parti sociali parla abbastanza genericamente di fasce orarie e della possibilità di individuarne una in cui il dipendente non sia obbligato a rispondere al telefono o alle mail, anche se viene affermato che il diritto si estende alle assenze legittime, quindi ai periodi di ferie, alle malattie o ai permessi.

 

L'Europa in ordine sparso

 

A confermare che la regolamentazione è tutt'altro che semplice c’è il fatto che finora i vari Paesi europei si sono mossi in "ordine sparso". La Germania non ha dato nessun indirizzo, demandando il tutto alla disciplina aziendale; la Francia, che è stato il primo Paese a legiferare in materia di disconnessione nel 2016, ha una norma che riguarda solo le aziende sopra i 50 dipendenti, rimanda i dettagli alla contrattazione aziendale e non prevede sanzioni, un impianto quasi ""ricalcato dalla Spagna, che ha introdotto una norma nel 2020. Il Portogallo, invece, ha ribaltato l’impostazione e ha varato una norma che vieta ai superiori di inviare mail o chiamare fuori dall’orario di lavoro, mentre il Belgio per ora tutela solo i dipendenti pubblici, motivando tale decisione con l’esigenza di preservare il loro equilibrio e la loro salute, ma a breve estenderà la misura anche alle aziende private.

 

L'Irlanda sceglie il Codice di Condotta

 

Un approccio diverso è quello dell’Irlanda, che, invece di normare il problema, ha deciso di provare a sensibilizzare aziende e persone attraverso una sorta di “galateo della disconnessione”, che prevede che il dipendente debba collaborare per consentire all’impresa di registrare il suo tempo di lavoro da remoto. Inviare mail fuori orario non è vietato, ma il messaggio dovrebbe essere scritto in modo da far capire chiaramente che non c’è urgenza di risposta e che si può rinviare il tutto al giorno seguente. Secondo il codice irlandese, il dipendente dovrebbe però mandare un segnale di disconnessione, per esempio una risposta automatica alla mail.

Fra tutti questi orientamenti, l’Unione Europea sta cercando di mettere ordine: il Parlamento Europeo ha chiesto agli Stati membri di inserire il diritto alla disconnessione fra quelli fondamentali e ha chiesto alla Commissione di presentare una proposta di Direttiva per definire le condizioni minime per esercitare tale diritto e i meccanismi per trattare le eventuali violazioni. La discussione è in atto.

 

Vuoi approfondire?

 

Da qualche anno il 22 febbraio si celebra la Giornata della disconnessione, un’occasione per riflettere su questa nuova abitudine che incide pesantemente sia sulla vita personale che su quella professionale. Scopri di più nel nostro articolo: Una giornata della disconnessione per riflettere sui rischi di dipendenza dalla rete