Il senso del lavoro per i Millenial

Sono più di 10 milioni in Italia, quasi due miliardi in tutto il mondo, e sono senza dubbio la generazione più influente in questo momento, quella destinata a soppiantare i mitici baby boomers nel mondo del lavoro.

Sono più di 10 milioni in Italia, quasi due miliardi in tutto il mondo, e sono senza dubbio la generazione più influente in questo momento, quella destinata a soppiantare i mitici baby boomers nel mondo del lavoro. I cosiddetti Millennial, nati fra il 1981 e il 1996, così chiamati perché hanno vissuto il passaggio alla maggiore età e l’adolescenza a cavallo del 2000, sono la generazione più indagata e osservata. Si studiano i loro valori, le modalità di comportamento, le abitudini di acquisto, ma soprattutto il loro approccio al mondo del lavoro: sono infatti la prima generazione che ha dovuto affrontare i co.co.co (contratto di collaborazione coordinata e continuativa) e i lavori occasionali, la gig economy e la scomparsa del posto fisso per tutta la vita, ma anche quella che sta provando a riaffermare il primato della vita privata su quella professionale e che non esita a scegliere un posto di lavoro anche sulla base dei valori dichiarati e perseguiti dall’azienda che lo offre. Per questo è interessante conoscere il loro punto di vista sul lavoro e sulla carriera. Buzzfeed.com, una grande piattaforma americana di notizie, ha chiesto ai sui lettori Millennial di condividere quanto finora hanno appreso sul lavoro e sulla carriera: ne è scaturita un'interessante carrellata di opinioni (https://www.buzzfeed.com/meganeliscomb/millennial-career-lessons).

 

L'importante non è sapere cosa vuoi fare per sempre

 

È la prima lezione di chi sa che nel mondo del lavoro nulla è per sempre: “Non ti serve sapere cosa vuoi fare per tutta la vita, l’importante è sapere cosa vuoi fare dopo. Sempre è un tempo lunghissimo, e mette troppa pressione…”. E cambiare lavoro spesso non è un difetto: “Non ascoltate chi dice di non farlo. Cambiare azienda ogni tre o quattro anni è il modo per guadagnare più soldi. E no, non stona sul CV, perché chiunque ti stia assumendo ha fatto lo stesso”. Allo stesso modo c’è un forte incoraggiamento a contrattare un aumento o una migliore posizione, soprattutto per le donne e per le minoranze, anche se l’offerta sembra già sufficientemente soddisfacente. Ma i Millennial sono anche molto pragmatici rispetto a lavoro e passioni: “Non esiste il lavoro perfetto. Amo il mio lavoro e la mia azienda mi piace, ma ci sono comunque aspetti che trovo frustranti, ecco perché si chiama lavoro”. E ancora: “Ho accettato un grosso taglio di stipendio per fare quello che pensavo fosse la mia passione, per poi accorgermi di non avere soldi per pianificare il futuro e vivere la quotidianità. A volte la vita è più semplice e più felice quando la tua passione è il tuo hobby”. Insomma, per questa generazione il lavoro è importante e può essere gratificante, ma la vita privata non può essere sacrificata.

 

Don't work your life away...

 

Da questo punto di vista i Millennial sono drastici: “Se ti chiedono di fare gli straordinari, non sentirti in dovere di farli”; “Non dare mai al lavoro più di quello che merita. Ti pagano per 40 ore, non di più”; “Non mettere il lavoro prima della tua salute fisica, mentale o emozionale perchè sei qualcosa di più del tuo lavoro o della tua carriera”. Così come lo sono sui valori, invitando le persone a lasciare le aziende se entrano in contrasto con le proprie convinzioni etiche. Ma sono anche ben consapevoli dei meccanismi di carriera: per questo raccomandano di non tagliare mai i ponti con nessuno (anche chi non piace potrebbe "tornare utile"), di annotarsi con cura gli obiettivi raggiunti per evitare di dimenticarli quando è il momento di metterli in evidenza e di non aver paura a candidarsi anche se il profilo ricercato può apparire più elevato. Un ultimo consiglio: “Lascia traccia delle tue procedure e insegna al tuo team a fare il tuo lavoro: se non sei facilmente sostituibile non sarai mai promosso”.