Il futuro del lavoro si studia a Venezia

È ancora presto per dire come, ma sappiamo già con certezza che la radicale trasformazione dei modelli di lavoro seguita alla pandemia avrà un impatto sul volto delle città.

È ancora presto per dire come, ma sappiamo già con certezza che la radicale trasformazione dei modelli di lavoro seguita alla pandemia avrà un impatto sul volto delle città. Lo notano già le attività commerciali che basavano la maggior parte degli incassi sulla pausa pranzo, ma anche tutti i servizi posizionati vicino alle sedi di grandi uffici. Potrebbero però modificarsi anche le dinamiche del mercato immobiliare se il lavoro da remoto prenderà definitivamente piede: infatti, se non ci sarà più la necessità di andare tutti i giorni in ufficio, diventerà meno importante vivere in città e questo potrebbe rivitalizzare piccoli centri o zone che fino a ora non potevano neppure essere prese in considerazione come sede lavorativa. Questa è la scommessa di una città particolare, Venezia, con il progetto Venywhere (venywhere.it).

 

Smart working in Laguna

 

L’idea alla base del progetto, promosso dalla Fondazione di Venezia e dall’Università Ca’ Foscari, è tutto sommato semplice. Venezia negli ultimi decenni ha vissuto un progressivo spopolamento, soprattutto da parte dei più giovani; nel contempo, ha sviluppato un’economia basata quasi esclusivamente sui grandi flussi turistici, che ha mostrato tutti i suoi limiti durante la pandemia. L’idea è quindi quella di provare ad attirare i remote worker, ossia professionisti che possono scegliere di restare a lavorare in Laguna per un periodo di almeno 6 mesi. Il portale del progetto offre supporto per trovare affitti, spazi di lavoro e servizi, con l’obiettivo di ripopolare il centro storico e far partecipare i nuovi lavoratori "nomadi" alla vita della città, anche con iniziative di volontariato.

 

L'esperimento di Cisco

 

Cisco, la multinazionale americana dell’high tech, ha accolto il progetto Venywhere per studiare il futuro del mondo del lavoro. Per questo, ha inviato a Venezia 16 dipendenti da Italia, Francia, Spagna e Grecia, che hanno accettato di partecipare allo studio condotto in collaborazione con Ca’ Foscari. Le persone potranno lavorare scegliendo orari e luoghi e saranno monitorate per capire le preferenze e avere dati per immaginare il nuovo modello di lavoro ibrido. Verranno anche testate alcune tecnologie collaborative, per capire quale ecosistema tecnologico può favorire da una parte il lavoro, dall’altra l’interazione con il contesto esterno. Allo stesso modo, saranno coinvolti in attività di volontariato per la città, per verificare se effettivamente la rivoluzione dello smart working può determinare un nuovo modello di sviluppo per un luogo particolare e affascinante come Venezia.

 

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